{"id":2004,"date":"2019-01-05T19:10:35","date_gmt":"2019-01-05T18:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/shivaflow.wordpress.com\/2019\/01\/05\/varkala-giorni-1-2\/"},"modified":"2019-01-05T19:10:35","modified_gmt":"2019-01-05T18:10:35","slug":"varkala-giorni-1-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.shivaflow.it\/nuovosito\/2019\/01\/05\/varkala-giorni-1-2\/","title":{"rendered":"Varkala &#8211; giorni 1 &amp; 2"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<a href=\"https:\/\/shivaflow.files.wordpress.com\/2019\/01\/b7e8ab99-fabf-4f74-8a3f-1d8d5948c789.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/shivaflow.files.wordpress.com\/2019\/01\/b7e8ab99-fabf-4f74-8a3f-1d8d5948c789.jpg\" alt=\"\"><\/a>&nbsp;<br \/>\nMi sembra di essere tornata in India da mesi, ma sono passati solo due giorni. Due giorni intensi e pregni, confusi, cos\u00ec confusi da farti perdere la nozione del tempo. Siamo arrivati a Varkala con un abbondantissimo ritardo, stravolti perch\u00e9 non siamo riusciti a dormire in aereo. Sembrava che i bambini pi\u00f9 capricciosi del globo si fossero dati appuntamento sui nistri due voli. Che coincidenza simpatica&#8230;<\/p>\n<p>Il primo ostacolo da superare \u00e8 il controllo del visto. Visto elettronico, ottenuto in pochi giorni in Italia. L\u2019India si iriprende i giorni guadagnati facendoci agonizzare in coda. I vecchi visti avanzano velocemente, la fila si sfoltisce. I visti elettronici, che nella mia sciocca mente avrebbero dovuto essere super- veloci, vengono ricopiati al computer a mano. Dobbiamo farci scattare l\u2019ennesima foto ( e sono ancora incredula che mi abbiano fatto passare, essendo pi\u00f9 vicina al panda che all\u2019essere umano, visto le occhiaie), lasciare le impronte digitali e aspettare. Il risultato di tanta attesa \u00e8 una scena da apocalisse al nastro per la restituzione delle valigie. Mi sono sempre domandate perch\u00e9 gli indiani abbiano questa passione viscerale per gli scatoloni, al posto delle valigie. Alla partenza del nastro compaiono scatoloni su scatoloni, chiusi nei modi pi\u00f9 fantasiosi e bizzarri, alcuni deformati e panciuti, in procinto di esplodere, altri imbalsamati con lo spago. Ovviamente le nostre sono le ultime valigie. Il ritardo accumulato sale a 2 ore.<\/p>\n<p>Fuori dall\u2019aeroporto troviamo l\u2019autista del pulmino che ci porter\u00e0 a destinazione. Riconosco subito l\u2019inconfondibile stile di guida, ma mi accorgo che i clacson non sono vispi e ingombranti come quelli di Mysore. Qualche suonatina qua e l\u00e0, ma si capisce subito che i clacson di Mysore sono di un altro livello.<\/p>\n<p>Dopo una buona ora e mezza di viaggio, durante la quale le nostre teste hanno ciondolato a destra e sinistra, il pulmino gira bruscamente a sinistra, la pila di valigie sull\u2019ultimo sedile (no, non usiamo il bagagliaio per trasportare le valigie, \u00e8 noioso) ci troviamo in una vietta polverosa e, se possibile, ancora pi\u00f9 sconnessa &nbsp;e malmessa della strada principale. Ci fermiamo e siamo finalmente arrivati!<\/p>\n<p>Per il nostro arrivo hanno organizzato una piccola cerimonia di benvenuti\/purificazione, ci danno le camere e ci nutrono. A noi, Lorenzo a me, Patil ha riservato una casetta adorabile in giardino, distaccata dal corpo centrale. Mi piace, \u00e8 bella e lui \u00e8 stato molto gentile, eppure ho delle resistenze ad accettare la sistemazione. Pi\u00f9 tardi scoprir\u00f2 anche il perch\u00e9. &#x1f623;<\/p>\n<p>Il posto \u00e8 da vero incantevole. Siamo in cima alla costa che d\u00e0 sull\u2019oceano. Il panorama \u00e8 bellissimo. Palme da cocco ovunque, l\u2019azzuro di cielo e oceano che si incontrano e una passeggiata lungo la costa popolata da localini, baretti e negozietti coloratissimi. \u00c8 un\u2019India differente da quella che ho in testa, quella di Mysore, fatta di mucche sdraiate in mezzo alla strada, venditori di noci di cocco, marciapiedi sventrati e cumuli di spazzatura. Qui \u00e8 tutto pi\u00f9 \u201cordinato\u201d. Sembra di essere in vacanza, cose che effettivamente \u00e8, ma mi devo ancora abituare ad associare l\u2019India a questo. Certo, c\u2019\u00e8 sempre della spazzatura gettata qua e l\u00e0 a ricordami dove mi trovo, ma \u00e8 un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p>Non domi decidiamo di andare in spiaggia e facciamo persino il bagno. Con mia grande gioia scopro che l\u2019acqua \u00e8 calda, cos\u00ec faccio il bagno anche io e rimango in acqua anche un bel po\u2019. Lorenzo e al settimo cielo mentre salta tra le onde. Si dice che bagnarsi in queste acque purifichi da ogni peccato. Siamo a posto per i prossimi due secoli, credo. Alle 3 torniamo indietro per la cerimonia del fuoco che Patil ci ha organizzato. Quello che sar\u00e0 uno dei nostri insegnanti di asana (che ci ha torturato giusto questa sera) ci spiego cosa getter\u00e0 nel fuoco, che tipo di legno usa e cosa dovremo fare. Il focolare \u00e8 guarnito con fiori gialli e rosa, in mezzo un mucchietto di legnetti, davanti a lui piattini con diverse polveri. La cerimonia dura 55 minuti tra lanci di polveri e legnetti, canti, tamburi, ghirlande. Ora siamo purificati oltre ogni livello possibile immaginabile. A suggellare la nostra ormai imminente santit\u00e0, il nostro insegnante-torturatore, che d\u2019ora in poi per comodit\u00e0 chiamer\u00f2 Adolf, ci porta al vicino tempio dedicato a Shiva. Si tratta di un tempietto moderno, di modeste dimensioni. Sopra l\u2019ingresso uno Shiva pieno ditesca ci accoglie minaccioso. Mentre entriamo, dopo aver rigorosamente lasciato le ciabatte fuori, suona la campana. Siamo arrivati giusto in tempo per la pooja. Una scampanellata al centro, giro di fuoco per la statuta di Kali, una scampanellata a destra, firo di fuoco per la staitua di Parvati e unascampanellata a sinistra, con giro di fuoco per la Lingam. Tutti fuori, il tempio sta chiudendo. La mia mente corre ai nostri aperipooja del primo anno da Ramesh e ridacchio da sola. Quanto mi mancano.<\/p>\n<p>Torniamo indietro per la cena. I miei occhi sembrano ormai due vongole. Non mi ricordo pi\u00f9 quando sono riuscita a dormire l\u2019ultima volta. Finito di mangiare decido di farmi unabella doccia. La mia fronte assume espressioni proprie, grazie anche alla crosta salata e a tutte le sostanze che mi ci hanno spalmato sopra durante la giornata nei vari riti. Mi sembra di essere un beluga, con la fronte bombata e prominente.<\/p>\n<p>Entro in bagno ed eccolo l\u00ec che mi aspetta, il secchio per rovesciarsi addosso l\u2019acqua. Dal muro spunta una sola manopola. Come sar\u00e0 questa acqua?! Beh, siamo in India, come vuoi che sia? Fredda, ovviamente! A onor del vero non \u00e8 proprio fredda, \u00e8 diversamente calda. Mi infilo finalmente a letto, col pensiero che la mattina dopo sar\u00f2 sul tappetino alle 5.30. Spegniamo la luce e ci addormentiamo sotto una zanzariera da bella addormentata.<\/p>\n<p>Mi sveglio improvvisamente, sento grattare alla finestra. Non proprio sollevata dalla cosa mi alzo e a tentoni raggiungo la luce. Dietro la tenda scorgo qualcosa di peloso cheraspa contro la zanzariera per entrare. Davanti a me si parano una serie di animali tra lo schifoso e il potenzialmente letale. Con aria coraggiosa e cuore tremebondo mi avvicino alla finestra, apro la tenda pronta ad affrontare il temibile ratto che tenter\u00e0 di attaccarmi unamalattia incurabile. Niente. \u00c8 un gattino che quando mi vede scappa a gambe levate. Torno a letto sollevata, ma dopo un po\u2019 si sveglia Lorenzo per ancare in bagno. Riaccendo la luce e rimango sdraiata nel letto, sempre sotto la zanzariera della bella addormentata, mentre Lorenzo si alza. To my horror, DENTRO alla zanzariera, proprio in coma, sopra la mia testa, mi osserva lo scarafaggio pi\u00f9 grosso che abbia mai visto. \u00c9 cos\u00ec grosso che stento a riconoscerlo come scarafaggio. Zompo fuori dal letto e cerco di farlo uscire dalla zanzariera per eliminarlo, ma, nonostante la mole, l\u2019essere orripilante si infila tra le assi del letto e&#8230; ciao notte, ciao sonno. Lorenzo e io ci rannicchiamo sull\u2019altro letto, alle 3, in attesa delle 5.30. Chiacchieriamo di tante cose, giochiamo a fare i draft con il suo telefono (non so bene di cosa si tratti, me ci siamo divertiti).<\/p>\n<p>Alle 5.15 ci avviamo verso la sala da pratica. Lorenzo, ovviamente, non e rimasto a letto, cos\u00ec lo sistemo su una poltroncina dove pisola mentre noi pratichiamo.<\/p>\n<p>Arriva il nostro insegnante, un giovane ipertricotico vestito di arancione, con un sorriso contagioso. Iniziamoa fare movimenti di riscaldamento e, proprio quando arriva la parte del saluto al sole, arriva un insetto volante, ipertricotico come il nostro insegnante, che p, sbandando a destra e a manca, crea scompiglio nel gruppo. La scena \u00e8 surreale. Gente che corre in giro per la sala facendo versi e smorfie, lui con le braccia alzate e l\u2019aria incredula che dice: it\u2019s not dangerous. Sorridendo.<\/p>\n<p>Riusciamo a riportare la calma e cominciamo a praticare. Due ore che filano via lisce, alternando asana rilassanti ad altri un po\u2019 pi\u00f9 imoegnativi, ma tutti nei limiti di un povero e massacrato essere umano, minato nel fisico e nel mirale dalla mancanza di sonno. Una meraviglia davvero. Al termine della pratica tenta addirittura di farci cantare un mantra, ma come era gia successo il giorno prima alla pooja, il risultato va oltre il raccapricciante e l\u2019ipertricotico rischia la calvizie.&nbsp;<\/p>\n<p>Arriva la nostra insegnante di Instant healing (fa molto power ranger mystic force, lo so) e mudra. Una delizia che ci dona subito, con una semplicit\u00e0 disarmante, il primo trucco verso pace e serenit\u00e0. Si tratta di una tecnica che merita un video da \u201cI segreti di nonna papera\u201d che far\u00f2 prossimamente.<\/p>\n<p>Vi spoilero solo il risultato: ci ritroviamo con un respiro cosi ampio e arioso che le fisherman\u2019s friends in confronto sono Zigul\u00ec.<\/p>\n<p>Il pomeriggio \u00e8 dedicato, giustamente al nulla spinto: spiaggia, purificazione oceanica, shopping e trasloco in una camera senza ospiti.<\/p>\n<p>E arriviamo alla pratica di Adolf, dalla quale usciamo tutti ciucciati. Il cipiglio col quale ci dice di fare le cose \u00e8 a tratti inquietante, ma noi seguiamo ubbidienti. Cos\u00ec dopo aver fatto fare cose piuttosto semplici, ma a un ritmo da timelapse, lui ci guarda e sentenzia: now we do pincha. Uno alla volta ci aspetta sul suo tappetino, per l\u2019occasione trasformato in patibolo (rosa), per un pincha seguito da un adho mukha vrksasana, aka verticale sulle mani), e un aggiustamento in adho mukha svanasana che a momenti mi fa uscire dallo sterno le vertebre.<\/p>\n<p>Finiamo con uno savasana durante il quale, purtroppo, ho perso i sensi a tratti. Tutti sdraiati mentre lui gorgheggia dei mantra che non avevo mai sentito (o forse non li riconosco, saltellando tra i tappetini.&nbsp;<\/p>\n<p>Ecco, finito, posso andare a turarmi addosso la mia secchiata d\u2019acqua in pace. Mi giro per arrotolare il tappetino, ma no, e arrivato il guru di meditazione. Ma di lui vi racconto domani. Stasera mi aspetta un letto libero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp; Mi sembra di essere tornata in India da mesi, ma sono passati solo due giorni. Due giorni intensi e pregni, confusi, cos\u00ec confusi da farti perdere la nozione del tempo. 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