Mysore dicembre 2023 – il viaggio
Il viaggio della speranza. Speri che prima o poi finisca, almeno prima di diventare troppo anziana per godertelo.
Questa volta il volo è in notturna. Bellissimo, posso dormire, arrivo lì di mattina e mi godo il pomeriggio. E invece no. Il volo da Malpmesa parte con un’ora e mezza di ritardo. Ansia. Perdiamo la coincidenza a Delhi. Che neanche mi piace. Chiedo a una hostess con la tipica aria del milanese in paranoia da ritardo.
“Dei vill veit iu”, ciondola la testa e se ne va.
Arriviamo a Delhi ed effettivemente dei ar veiting for us. Un ragazzo dotato di walkie talkie ci accoglie e ci trascina verso una macchinina elttrica. Saliamo e partiamo. Intanto le persone a piedi ci superano guardandoci… Arriviamo in cima a una scala. Scendiamo e finalmente mi trovo nella sala dell’aeroporto di Delhi dove si trovano le mudrā appese. Un meraviglia. Sono passata diverse volte da questo aeroporto, ma mai qui. I controlli sono infiniti. E io penso all’aereo che ci sta (forse) aspettando. Dobbiamo ancora ritirare i bagagli. Sto perdendo la speranze. Il nostro accompagnatore freme. Ci porta al ritiro bagalgi, i nostri sono stati radunati tutti in un agolo, forse ce la facciamo, ma le mie speranze crollano quando mi rendo conto che dobbiamo fare di nuovo il controllo dei bagagli che abbiamo ritirato nella salone accanto, tre secondi prima. Controlli peraltro accuratissimi, durante i quali sparisce il mio vassoio contenente computer, telefoni e altre amenità costose. Mi dicono di tornare indietro a controllare dove sia e di reintrare, ma ovviamente per rientrare devo rifare il controllo con perquisizione. Lo sconforto aumenta, l’omino scalpita. Finalmente riusciamo a salire sull’aereo, sotto lo sgurado furibondo degli altri passeggeri.
Dai, penso, il peggio è andato. Siamo sull’aereo, in due ore e mezza siamo a Bangalore, poi prendiamo il pulmino e ci siamo. Sì…
Dovevo capirlo da subito, dal messaggio del comducente, che mi scrive con aria trionfale: “vehicle is moving”, come se fosse un evento straordinario. In fondo, la peculiarità di un veicolo è proprio quella di muoversi. Ma quando partiamo ci rendiamo conto del motivo del trionfalismo. Un assordente runore di ferraglia fa risvegliare il mio orologio che mi avvisa: attenzione, ambiemte rumoroso. Bangalore è infinita e infinitamente trafficata, ci impieghiamo più o meno 1 ora a uscirne. Ci fermiamo a fare gasolio, col motore acceso, e poi via in “autostrada”, dove troviamo un simpatico personaggio in retromarcia e dove decidiamo di fare una retromarcia al casello perché ci si chiude la sbarra davanti. Vabbé, cose che capitano.
Il rumore è così assordante, le vobrazioni così intense, che non mi reondo subito conto che il nostro pulimino va a 45 km all’ora. Quando siamo in discesa l’autista preme la frizione a andiamoavanti per inerzia, e la velocità aumenta… ogni tanto il motore si spegne, ma il nostro eroe lo riaccende; in corsa (si fa per dire).
Dopo 5 ore, il sedere a pezzi e le orecchie che rimbombano finalmente arriviamo. Ci accoglie il sorriso di Ramesh: dinner is ready.
Che la vacanza abbia inizio.
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