3462304138 silvia@shivaflow.it

Ottavo giorno- E Chamundi fu

Questa mattina il mio gruppetto ha praticato sul tetto. Nella shala c’erano solo gli ashtangi perché c’era nientepopodimenoche un fotografo per immortalare la pratica. Il nostro Rameshji si presenta elegantissimo: camicia bianca e longi di rappresentanza. I praticanti erano stati avvertiti di vestirsi bene. Noi del tetto eravamo, invece, praticamente in pigiama. La pratica sul tetto è la mia preferita. L’arietta, il sole che fa capolino dalle nuvole, il rumore delle foglie delle palme che, come giustamente faceva notare Sju Jen, ricordano il suono del palo a agua. Ovviamente domani replicheremo per salutare degnamente Mysore.

Finita pratica e colazione abbiamo appuntamento con il nostro gruppo di driver per andare in cima a Chamundi Hill per vedere il tempio dedicato a Chamunda, la dea protettrice di Mysore, un po’ la Sant’Ambrogio di qui, per intenderci.

Prima di partire avviso che probabilmente non riusciremo a entrare. L’ultima volta ci siamo mossi all’alba e abbiamo desistito perché la coda era interminabile.  Ci sistemiamo sugli scalini e aspettiamo che arrivino i tuk tuk. Ovviamente alle 11.30 non c’è nessuno fuori. Tocca fare una telefonatina. Ne arriva uno. Gli ricordiamo che ci servono 7 tuk tuk. “No problem!”.

Dieci minuti dopo una scena da easy rider. Dal fondo della via vediamo arrivare una fila di tuk tuk rombanti. Un paio parcheggiano anche con una sgommata spettacolare. Siamo pronti. I team si formano e via.

Il viaggio non è breve, me è piacevole. Oggi c’è un’arietta primaverile e il tempio si trova in cima a una collina.

Arrivati dobbiamo percorrere un serpentone di bancarelle. Ovviamente ci impieghiamo un tot, perché ogni tanto qualcuno si ferma. Ci aspettiamo a vicenda davanti al tempio, mentre vediamo sfilare una serie di personaggi più unici che rari. Spicca tra tutti un tizio in gonna bianca e casacca rossa con profili oro e conchiglie bianche, nappe pendenti gialle, verdi, rosa, viola e fucsia, ghirlanda di gelsomini al collo e una parrucca che assomiglia a un topo spiaccicato, sulla testa.

Butto l’occhio per vedere quanta coda ci sia e calcolare più o meno i tempi e mi accorgo che… non ce n’è! Presto! Approfittiamo dell’evento più unico che raro. Paghiamo i biglietto e ci infiliamo nel serpentone. In men che non si dica ci troviamo davanti alla stanza dove si trova la statua della dea.

E’ importante sapere, quando si va in visita a un tempio induista, che i fedeli non si fermano in contemplazione davanti alla statua. Probabilmente a causa del numero di avventori, i fedeli passano fugacemnete davanti alla statua, per cui la visita dura al massimo 30 secondi, soprattutto in un posto così affollato come il tempio dedicatoa Chamunda. La cosa importante è guardare negli occhi la statua. Entriamo dalla stretta porta e ci lasciamo trascinare dal piccolo vortice che si crea. E’ importante non cercare di guidare il movimento e la direzione, ma lasciarsi andare e trasportare. Davanti alla dea ci sono anche dei “buttafuori” che aiutano a non creare blocchi. 

In un lampo ci troviamo fuori dalla stanza. Qualcuno mi guarda perplesso. Lo capisco, ma l’esperienza sta proprio nel lasciarsi andare, nel non resistere e lasciarsi trasportare dalla corrente. E direi che questo gruppo l’ha fatto benissimo. 

Cesario viene caricato di laddu, i dolci tipici indiani, forse i più famosi, che si trovano spesso fuori dai templi. Lo vedo uscire con un sacchetto pieno. “Me li hanno regalati e non so perché”.

Per tornare indietro facciamo la scalinata. E’ un percorso molto bello che passa in mezzo agli alberi e ci permette di vedere anche la statua di Nandi, un enorme bue, che rappresenta il mezzo di trasporto di Śiva e Parvati. Il primo scalino, sul quale è inciso il numero 1000, è impietoso. Edo mi guarda (lui l’ha già fatta a luglio la scalinata, tra l’altro con la pioggia), gli faccio segno di tacere, e cominciamo a scendere chiacchierando e facendo foto (le carico sulla pagina di FB, per chi le volesse vedere).

In poco tempo ci troviamo giù. Gambe tremanti, polpacci doloranti, ma potremmo essere messi peggio. Tra lunedì e oggi abbiamo fatto circa 2000 scalini. Niente male.

Nel pomeriggio ci rilassiamo un po’. Ognuno fa le proprie cose, e la sera andiamo fuori a mangiare per festeggiare l’ultima sera (domani sera mangeremo qui pe rpoi partire alla volta dell’aeroporto) e il compleanno di Valentina.

Per chiudere non può mancare un salto dal nostro omino di Lego. Edo lo abbraccia e gli dà appuntamento alla prossima.

Hampi giorno 3 

     Il terzo giorno potrei definirlo interlocutorio. Siamo scombussolati dalle novità e dagli orari. Il corso di Astrologia Vedica è impegnativo, a tratti mi perdo tra le stelle, occhio pallato e cervello che cigola, ma prendo appunti. Magari quando...

leggi tutto

Hampi giorno 2

   Il secondo giorno, che poi è il primo giorno vero e proprio, si apre con una pratica alle 5 😑 il nostro insegnante,  Deepak, è molto giovane anagraficamente.  Mi sembra piuttosto emozionato a insegnare al nostro gruppo e si vede che ci...

leggi tutto

Hampi giorno 1

   Il viaggio della speranza. Disfatta sul letto alle 21.21 fisso il vuoto. Adesso dormo, ma prima scrivo due righe, che poi mi dimentico e invece voglio raccontare di un nuovo gruppo in viaggio, misto e variegato, che già, nonostante le ore di viaggio, ride...

leggi tutto

Gli amori di Surya, il dio Sole

  Surya è una delle divinità più antiche. E' menzionato nei Veda, gli antichi testi indiani. Viene rappresentato su un carro trainato da 7 cavalli, i 7 giorni della settimana, il carro ha 12 ruote, i 12 mesi dell'anno. E' considerato un dio romantico, a lui sono...

leggi tutto

L’oca selvatica e il respiro

Qualche giorno fa sono andata a Firenze a seguire un seminario di Diego Manzi sulle divinità indiane. Tra le tante meraviglie che ci ha raccontato, una ha risvegliato il mio lato nerd in modo particolare. Hamsa è l'oca selvatica nonché il vahana o cavalcatura del dio...

leggi tutto

Male e Karman

  La parola italiana male non può essere tradotta in nessuna lingua indiana. Non ci sono sinonimi in Hindi o Tamil. Il male indica l'assenza di bontà e, per le persone religiose, indica l'assenza di Dio. Nella Bhagavad Gita, Kṛṣṇa dice che tutto ciò che esiste è...

leggi tutto

Mangiare con le mani

  Gli occidentali considerano mangiare con le mani non- igienico, maleducato e primitivo. Tuttavia, sin dai tempi antichi, gli indiani pensano che mangiare con le mani non solo nutre il corpo ma anche la mente e l'anima. L'origine di questa credenza risale al...

leggi tutto

Padma, dal fango alla luce

  Si narra che Vishnu sedesse sull’oceano delle possibilità, luogo al di fuori delle dimensioni del tempo e dello spazio, che segue la distruzione e prelude alla rinascita. Il suo giaciglio era il serpente Ananta, che lo sosteneva, copriva e teneva protetto con...

leggi tutto

Chandra Darshan

  Oggi cade il Chandra Darshan di maggio. Ogni mese, il giorno dopo Amavasya, ossia il giorno senza luna, gli Induisti contemplano Chandra, la luna appunto. Questo mese il rito è particolarmente propizio in quanto cade proprio di lunedì, il giorno dedicato...

leggi tutto
Follow Us
Lezioni infrasettimanali (in presenza e online)

Lun: 19.00 – 20.00 Shiva Flow Elements

Mar: 10.45 – 12.00 Approfondimenti per insegnanti

Gio: 19.00 – 20.00 Flow guidato

Telefono e Whatsapp

+393462304138

Indirizzo

via Marsala 69, Sesto San Giovanni (MI)