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Quinto giorno – Una serata speciale

Domenica vacanziera e rilassata. Ci siamo dedicati a girovagare, fare commissioni e rilassarci. Ma in apertura di giornata ovviamente c’era la pratica. Le ultime di ieri sera mi davano una pratica Mysore, forse autogestita, forse no. Con Rameshji c’è sempre un po’ il brivido dell’imprevisto, perché non sai mai cosa ti tiri fuori.

E infatti arriviamo su e lui… c’è. Il lato dove di solito pratico si riempie progressivamente. Oggi è domenica, il corpo ha bisogno di un po’ di ristoro, così ho promesso una pratica yin per compensare il gran lavoro che stanno facendo ogni mattina.

 

Rameshji mi chiama e mi chiede cosa voglia fare il gruppo. Mi dicono Mysore style, così ognuno può praticare al proprio ritmo. Ciondola la testa, ma la sua ciondolata ormai la conosco, e questa non mi convince per niente. Nel frattempo sono entrati nella shala un ragazzo e una ragazza, che sitemano i loro tappetini a terra.

Ramesh mi guarda, guarda il gruppo, mi riguarda e mi dice: led practice (pratica guidata) e parte.

Per fortuna ha domenticato la finestra aperta, così si riesce almeno a respirare, tra un rantolo e l’altro.

Dopo colazione andiamo un po’ a zonzo, per vedere i paraggi. Qualche commissione, un anello qui, una camicia là, la giornata fila.  Ci diamo appuntamento alle 18.30 per andare al Mysore Palace illuminato di notte e poi cena all’Olive Garden.

Sono un po’ emozionata perché mìnon sono mai riuscita, in 4 volte che sono venuta qui a Mysore, a vedere il palazzo illuminato. Ogni volta siccede qualcosa per cuii me lo perdo. Sara ha il contatto diretto con un gruppo di cocchieri dei tuk tuk, ai quali abbiamo dato appuntamento. Ne arriva uno, vede 20 oersone sedute sugli scalini in attesa e ci guarda perplesso. Anche noi siamo perplessi. Non credo ci staremo tutti quanti sul suo mezzo.

Comincia il balletto del; chiamo i miei amici, no, ma se non fai in tempo chiamiamo noi Uber. Tira e molla si fanno le 19.20 e comincio a temere che la maldezione del palazzo illuminato si abbatterà nuovamente su di me: sono destinata a non vederlo.

E invece le cose prendono una piega inaspettata e improvvisamente, come nei migliori film di Bollywood, arrivano i nostri eroi. Si forma il nostro trenino di 5 tuk tuk che non solo ci porterà al palzzo, ma si prenderà cura di noi per tuta la serata. Che sollievo, un pensiero in meno. Brava Sara!

Il nostro serpentone di tuk tuk sfreccia per la città, il nostro autista è molto attento e se vede qualcuno che rimane indietro si ferma e si sincera che tutti arrivino a destinazione. Deve avere come pianeta dominante Candra o Surya. Guardo sulla targhetta con i suoi dati se c’è la data di nascita ma niente. Non lo saprò mai.

Passiamo per la piazza del Devaraja Market, a quest’ora ormai vuota, silenziosa e tranquilla. Sembra impossibile che di giorno ospiti così tanta gente e confusione. Non so bene come mai, ma sa um po’ di casa questo posto.

Dall’altro lato cominciamo a intravedere il palazzo illuminato. Super pacchiano e bellissimo come solo una cosa indiana può essere. Scesi dal tuk tuk ci avviamo e entriamo nei giardini. Sembriamo dei bambini a Disneyland. Gli occhi brillano, siamo tutti col naso all’insù a vedere questo palazzo enorme pieno di lampadine accese. Avvicinandoci sentiamo della musica e, una volta arrivati vicini, ci accorgiamo che appena sotto il portico principale cìè una banda che suona. Il palazzo è così grande, che gli uomini sembrano minuscoli. Intorno a noi è pieno di famiglie indiane.

Fatto giro, foto e filmati, torniamo ai tuk tuk per andare al ristorante, L’Olive Garden è sempre bellissimo, anche questo pieno di lucine, tra gli alberi. Il gruppo mi incarica di ordinare per tutti um po’ di cose da assaggiare. Lo faccio sperando che mi vada bene. Il cibo indiano ha dei sapori particolari, è un attimo passare dal delizioso al ributtante, ma mi dice bene e azzecchiamo i piatti giusti. 

Al momento di pagare, piccolo imprevisto. Alcuni pagano con carta, altri in contanti e io devo raccogliere i contanti. E’ un’operazione che non amo molto, perché i conti non tornano mai, ma questa volta sembra tutto a posto. E invece, proprio all’ultimo, il caposala mi dice: manca una quota di quelle con carta di credito. Loro non hanno rilasciato nessuno scontrino, ma a noi risulta tutto pagato. Facciamo l’appello e chiedo la caposala di guardare quelli che hanno pagato con carta. Lui mi dice che gli sembra di averli visti tutti sfilare davanti a lui. Il mistero si infittisce, quando Edo, che stava osservando la scena, urla: lo scontrino! E’ finito tra le tazzine!

Mistero risolto, il nostro trenino riparte!

 

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