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Sesto giorno – A caccia di templi

Questa mattina abbiamo pratica libera. Alle 6.00. Perché in programma c’é il giro dei templi. La sera prima ho avvisato che sarei comparsa alle 6.30, ma alle 6.15 sono nella shala, dove trovo due eroici che ci stanno già dando dentro. Mi metto in un angolo e comincio a sciogliere le anche. Un po’ alla volta si aggiungono gli altri, ma alla fine solo la metà pratica. Gli altri ne approfittano per dormire un pochino di più. Alle 9.00 partiamo. Tutti in pullman, ci aspetta un viaggio lungo. O meglio, non sarebbe lungo, ma qui lo è.

La meta è Shravana Belagola, un villaggio dove si trova il tempio dedicato a Bahubhali, il fondatore del gianismo. La toria vuole che il padre fosse un re che un giorno decise di lasciare il proprio regno ai figli e ritirarsi come eremota rinunciando a tutto. I due figli combatterono per aggiudicarsi il primato del regno. Bahubhali vinse, ma dopo poco si rese conto della follia della guerra per ottenere potere personale, così rinunciò a tutto a favore del fratello e fondò il gainismo. 

Il tempio si trova in cima a una collina nella quale sono stati scopliti 641 gradini, da fare per poter arrivare al tempio. Sulla guida leggo che c’è la possibilità di farsi portare in cima in portantina e mi chiedo chi diavolo possa pensare di fare una roba del genere. 

Comiciamo a salire faticosamente, un gradino dopo l’altro. A meno della metà vorrei già sdraiarmi per terra, ma la vista è davvero spettacolare. Sulla collina di fronte si può vedere il tempio del fratello e in mezzo alle due colline un lago artificiale dove si dice sia colato tutto il latte usato per aspergere l’enorme statua di Bhaubhali che si trova nel tempio in cima alla collina che stiamo scalando.

Continuiamo a salire mentre bambini festanti ci saluti dall’altro lato della scalinata, mentre scendono.

Arriviamo in cima dopo una serie di rampe nascoste che ongi volta ci fanno sperare di essere arrivati, ma alla fine eccoci all’ingresso. Questa per me è la quarta visita, ma tutte le volte è un’emozione. Dalla porta d’ingresso si scorgono questu piedoni giganti ed entrando il gigantesco corpo: 17 metri di statua scolpita da un unico blocco, Nonostante la statua abbia più di mille anni è perfetta, liscia e pulitissima, dalla cima ai piedi. Bahubhali è rappresentato in piedi, in posizione di meditazione con gli occhi aperti, completamente nudo, come vuole la regola giainista, che prevede l’abbandono di tutti gli averi personali. Dietro è rappresentato un formicaio e sulle gmabe e sulle braccia si arrampica un apinata, a rappresentare l’immobilità e il passare del tempo.

Si respira pace e serenità qui sopra. Ci sediamo e stiamo in silenzio per un po’, prima di tornare giù.

Fuori dal tempio Mara sta organizzando tutti i bambini in visita con la scuole per fare una serie di filmati e foto. Alla fine riusciamo ad allontanarci e cominciare a scendere.

Mentre faccio gli scalini mi appare improvvisamente una delle famose portantine. 4 uomini trasportano faticosamente una signora che con fare altezzoso si guarda in giro. Ecco, allora esiste qualcuno che si fa trasportare…

Arrivati a valle l’autista ci porta a mangiare in un ristorante (che qui chiamano hotel), molto alla mano, ma davvero buono. Qui il cibo non è soeziato e, nonostante l’aspetto lo penalizzi, il pasto ha il suo perché.

Ripartiamo alla volta di Melkote, ci aspettano altri due templi e un’altra bella scalinata. Entrambi i templi sono dedicati a Vishnu, e in entrambi i templi troviamo dei bramini davvero scostanti, per essere gentili.

Il secondo tempio si trova in cima a una scalinata piuttosto ripida e scivolosa e Irina si ferisce un braccio, non gravemente, ma il posto non è propriamente pulito e alcuni indiani ci consigliano di far disinfettare la ferita per evitare spiacevoli conseguenze: de hospital is hier!

Ci indicano quello che sembra una sorta di pronto soccorso, mentre il nostro autista ci insegue in pullman. Entriamo in tre, per evitare di invadere il PS e ci indicano di entrare in uno studiolo dove ci accoglie una dottoressa che inizia a fare una serie di domande compilando un registro. Mi cade l’occhio e vedo che tra i dati c’è una colonna  “casta”. Pemsavo che romai le caste fossero acqua passata, pensavo che fossero roba da villaggetto retrogrado, e invece no, eccolo lì scritto, verde su bianco. Intanto disinfettano Irina, ci tranquillizzano, Ci danno le indicazioni e le fanno per sicurezza l’antitetanica. Stiamo per andare quando la dottoressa mi guarda e mi chiede di confermare il suo nome. Il suo sguardo è un po’ incerto e mi fa un po’ preoccupare. Lei guarda un suo collega, ciondola la testa e gli passa il telefono. Lui ciondola la testa, ci guarda. “Photo?”

E finisce così, nel modo più surreale possibile, con Irina abbracciata alla dottorsse per una foto ricordo.

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